E' fine maggio le rose iniziano a sfiorire, la Zephirine Drouhin, non è da meno, quest'anno non l'avevo potata ed è diventata così abbondante da ostruire il passaggio dell'arco per l'accesso alla Rotonda.
Stamattina ho preso le forbici e via con un taglio strategico per ripristinare il passaggio.
A quel punto mi sono trovato con una montagna di rami freschi, si trattava di decidere se smaltirli o riutilizzarli, quindi ho provato a fare talee per moltiplicarla.
A fine maggio i rami sono abbastanza maturi da non collassare, ma ancora biologicamente attivi: è il compromesso ideale per la formazione delle nuove radici.
Alla base delle gemme latenti si trovano zone meristematiche predisposte alla rizogenesi avventizia.
Un leggero tuffo in ormone radicante per aiutarle.
L’ormone radicante non crea radici dal nulla: accelera e amplifica una capacità già presente nei tessuti meristematici della pianta.
Una nota che non è farina del mio sacco:
Tecnicamente il processo avviene così:
-
L’auxina penetra nei tessuti della talea
soprattutto nella zona ferita o nel nodo. -
Le cellule parenchimatiche si dedifferenziano
tornano cioè a uno stato “embrionale” o meristematico. -
Si formano i primordi radicali
piccoli gruppi cellulari organizzati che diventeranno radici. -
I primordi emergono come radici avventizie
attraversando corteccia ed epidermide.
Nelle rose la presenza dei nodi è fondamentale perché lì esistono già tessuti con elevata competenza rizogenica.
Le foglie residue mantengono una moderata attività fotosintetica e contribuiscono alla produzione endogena di auxine, indispensabili per l’induzione dei primordi radicali.































